Differenziare la detenzione dei soggetti arrestati per il reato di immigrazione clandestina, con la previsione di assegnazione in strutture ad hoc (quali, ad esempio, le carceri mandamentali e le caserme delle Forze Armate oggi dismesse), evitando, quindi, il loro inserimento nei circuiti penitenziari tradizionali. Altrimenti in poco tempo l’Italia la spaventosa cifra di 100mila detenuti. Ma soprattutto è necessario potenziare gli organici del Corpo di Polizia Penitenziaria e perseguire una politica di formazione e aggiornamento professionale dei Baschi Azzurri da destinare a questo nuovo gravoso compito istituzionale.
Sono la preoccupazione e l’auspicio della Segreteria Generale del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa Organizzazione di Categoria con oltre 12 mila iscritti, in relazione alle possibili ricadute del reato di immigrazione clandestina nel sistema penitenziario del Paese.
“Siamo certi che i Ministri dell’Interno e della Giustizia Maroni e Alfano abbiano tenuto nel debito conto le ricadute che comporterà l’introduzione del reato di immigrazione clandestina sui nostri penitenziari, già abbondantemente sovraffollati con 53mila detenuti presenti a fronte di poco più di 42mila posti” aggiunge il segretario generale SAPPE Donato Capece. “Le nostre strutture non sono in grado di sostenere un ulteriore aumento di detenuti e poichè il reato di immigrazione clandestina serve ad espellere piu’ facilmente chi entra illegalmente nel nostro Paese - perche’ e’ previsto l’arresto immediato, il giudizio immediato ed un immediato provvedimento di espulsione – riteniamo si debba ricorrere non già ai circuiti penitenziari tradizionali (abbondantemente sovraffollati) ma ad altre strutture che dovranno essere rapidamente attrezzate come le carceri mandamentali e le caserme delle Forze Armate oggi dismesse. Altrimenti rischieremmo di avere presto ad avere una popolazione detenuta di 100mila persone e l’impatto di questo nuovo reato sui nostri penitenziari sarebbe devastante. Proprio per sapere come intende muoversi il Dicastero della Giustizia in relazione a tale possibilità, auspichiamo un incontro urgente con il Ministro Guardasigilli Angelino Alfano.