“Il rapporto sulla sicurezza della regione Liguria, presentato oggi a Genova, e’ un documento con gravi omissioni e carenze sul sistema penitenziario genovese e ligure. Quando si parla di sicurezza non si può non parlare di Polizia Penitenziaria (gravemente sotto organico nei 7 penitenziari della Liguria di ben 400 agenti) e di carcere, che spesso è il terminale ultimo della sicurezza stessa. Eppure nel rapporto sulla sicurezza della regione Liguria nulla sembra essere previsto per il sistema carcere e soprattutto per chi in esso lavora in prima linea, ovvero le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Passato “l’effetto indulto”, di cui hanno beneficiato nella sola provincia di Genova ben 500 detenuti (400 a Marassi e 100 a Pontedecimo) ed altri 400 negli altri penitenziari regionali, oggi ci troviamo ad avere i sette penitenziari liguri affollati di detenuti ben oltre la capienza regolamentare (1.400 i presenti a fronte di una capienza regolamentare di poco superiore ai 1.100 posti, con il 50% dei detenuti extracomunitari ed un 40% di tossicodipendenti) ed estremamente carenti per quanto concerne invece gli organici dei poliziotti. Maggiore sicurezza vuol dire certamente più azione preventiva da parte delle Forze di Polizia ma anche, inevitabilmente, più repressione e quindi più arresti. E questo, non essendo stati previsti nel rapporto sulla sicurezza della regione Liguria adeguati interventi strutturali per le carceri della Regione e un sostanzioso incremento degli organici della Polizia Penitenziaria che in esse lavora in prima linea, vuol dire confinare e relegare nella terra sconosciuta del penitenziario tutte le contraddizioni di una classe politica che assicura alla gente più sicurezza ma dimentica colpevolmente le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che lavorano quotidianamente in prima linea nelle carceri liguri con mille difficoltà e gravemente sotto organico.”
Queste le parole critiche di Roberto Martinelli e Michele Lorenzo, rispettivamente segretario generale aggiunto e segretario regionale ligure del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa Organizzazione di Categoria, al rapporto sulla sicurezza della regione Liguria presentato questo mattina nel capoluogo ligure dall’Assessore alla Salute Claudio Montaldo e curato da Stefano Padovano.
“In poco più di un mese, recentissimamente, i poliziotti penitenziari liguri hanno manifestato a Genova per chiedere più agenti e più sicurezza, ma per quanto ci è dato da conoscere la Regione Liguria non ha ritenuto di porre in essere alcun provvedimento risolutivo. Per risolvere i problemi del carcere e dei poliziotti penitenziari l’indulto, da solo, non è bastato. Sarebbe stato necessario ‘ripensare’ il carcere, insomma, e adottare con urgenza rimedi di fondo al sistema penitenziario, come ha chiesto più volte anche il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, necessari per non vanificare in pochi mesi gli effetti di questo atto di clemenza. Parliamo di provvedimenti concreti di potenziamento dell’area penale esterna, che tengano in carcere chi veramente deve starci e potenzino gli organici di Polizia Penitenziaria cui affidare i compiti di controllo sull’esecuzione penale. Di un maggior ricorso all’area penale esterna, destinando i soggetti a misure alternative alla detenzione e impiegandoli in lavori socialmente utili non retribuiti. Nulla di tutto questo, però, ci è presente nel rapporto sulla sicurezza della regione Liguria, che ignora la situazione penitenziaria ligure e le difficili condizioni di lavoro delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria. La Regione, anzi, ci sembra navighi “a vista” sul tema carceri liguri, non avendo di fatto esaminato nel rapporto presentato oggi alcun aspetto penitenziario regionale. Nulla infatti risulta esserci nel rapporto, che avrebbe dovuto essere un lavoro di sintesi con il contributo soprattutto di chi vive in prima linea i problemi della sicurezza come il Sindacato di Polizia penitenziaria e delle altre Forze dell’Ordine. “.